Pensieri
Ma la pedagogia abita nelle scuole?
Pubblicato il 31/01/2012 alle 17:32
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M.Ciapetti

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ESPERTO

Pedagogista Clinico

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Accoglienza, pazienza, calma, determinazione, rispetto per l’individualità e per le risorse che ciascun bambino possiede. Parole importanti, fondamentali per il buon andamento di un percorso scolastico. Eppure qualcosa non torna. Attraverso il mio lavoro ed il costante confronto col mondo della scuola mi trovo costretta, spesso e mal volentieri, a confrontarmi con realtà che poco hanno a che fare con quelli che ritengo i principi fondamentali per un adeguato insegnamento. Insomma, mi chiedo quanto ci sia di “pedagogico” nelle classi, nel rapporto tra l’insegnante e l’alunno. Che sia un soggetto “normo-dotato”, un bambino che “rientra negli schemi”, nella “normalità” oppure un bambino etichettato con le sigle più diverse, dal dislessico, all’iperattivo, all’autistico, la voce del rispetto per l’individualità di ciascuno ha difficoltà a distinguersi dal coro della superficialità e dell’approssimazione. Ma dei principi generali ed universalmente validi devono pur esserci…ne parlavo prima: accoglienza e non accettazione dell’altro inteso come alunno e inteso ancor più come persona. Insegnare non vuol dire essere al di sopra, ma vivere un ruolo diverso rispetto all’alunno. Spesso si dimentica che il bambino è una persona e che necessita di nutrirsi di quegli stessi diritti di cui godono gli adulti, siano essi genitori o insegnanti. Quindi un bambino strattonato, destinatario di urla o etichettamenti,  non si nutre affatto di autostima ma di  insicurezza. Attraverso tali considerazioni desidero stimolare la riflessione su quanto sia importante, nel gruppo classe e non solo, rispettare le diversità e riuscire ad andare oltre il manifesto per comprendere quanto sia limitativo pensare che singole modalità di approccio all’altro possano andar bene per ogni soggetto. Ma una buona dose di sensibilità e comprensione possono aiutare a leggere, ad esempio, tra la svogliatezza e il capriccio, tra l’ “iperattività” e l’ “atteggiamento aggressivo” al fine di agire affinchè il bambino possa sviluppare la sua autonomia, libero da pesanti fardelli emotivi legati ad un inadeguato agire educativo. (Dr.ssa Marcella Ciapetti)

Commenti:

Purtroppo la pedagogia che è regina la nido e principessa alla materna è relegata al ruolo di serva dalla primaria in poi. Qui a regnare sono i programmi ed il bambino si deve adattare, senza uscire dagli schemi, sia che si sia bambini svogliati che bambini dotati, la scuola, così come è concepita ora non è adatta a loro.

scritto da Chiara77, 22 giorni fa

In questi giorni di riposo forzato causa la chiusura delle scuole, ho riflettuto molto sugli interrogativi che poni. Per chiarirmi, senza confondermi con la pedagogia che ho studiato a scuola, ho cercato il significato: qui mi limito a citare Wikipedia, che dice "La pedagogia è una disciplina teorica e pratica finalizzata allo studio sistematico dell'educazione e dell'istruzione nei diversi contesti e nelle diverse fasi del ciclo di vita dell'uomo."
In questi termini, cioè la finalità dell'istruzione, direi che a scuola, in quanto insegnanti, cerchiamo di fornire agli alunni che ci sono affidati un'istruzione. Come educazione, direi che il lavoro che facciamo dovrebbe essere, davvero e non solo sulla carta, portato avanti insieme alle famiglie. Molto spesso, e non penso di parlare solo per me, mi sento come operatrice di un baby-parking. I bambini, che nel tempo pieno trascorrono a scuola fino a 8 ore (ammesso che i genitori non debbano lasciarli anche al pre/post scuola), spesso vengono "mollati" lì... e si riscontra la stessa trascuratezza anche nei rapporti con le insegnanti (che a volte avrebbero bisogno di un confronto per capire meglio e aiutare un bambino), nella cura dei figli... Alcuni, davvero, sono come bestioline, senza arte nè parte, con i quali intessere relazioni costruttive è complicato e, a volte, reso difficile dall'atteggiamento degli adulti a casa, che non percorrono la stessa strada che si cerca di percorrere a scuola.
Poi, come dici tu, ogni bambino ha un proprio carattere, personalità, va rispettato e accolto nella sua interezza. Dai bambini normo dotati ai DSA, da quelli con disabilità ai geni, nella scuola ci dovrebbe essere davvero posto per tutti. In realtà, credo questa sia un'utopia, perchè anche noi insegnanti siamo persone fallibili, commettiamo errori e "il sistema" non ci aiuta. Non voglio giocare a scaricabarile e liberarmi dei problemi della scuola gettandoli solo sull'incapacità dello stato a gestire il campo istruzione. La capacità, o incapacità degli insegnanti a svolgere il loro lavoro è un dato oggettivamente rilevabile, anche se non penso sia giusto affidare tutto questo a un sistema meritocratico... Tutti noi dovremmo essere messi in condizione di esercitare la nostra professione al meglio, al meglio delle nostre capacità e con le migliori strumentazioni che si possano desiderare, con il numero di docenti e di alunni per classe giusto, con insegnanti formati nelle discipline che, di norma, si tralasciano per competenza frammentaria. Invece, le risorse mancano, a partire dalle risorse umane. Chi c'è deve spesso arrabattarsi: penso alle insegnanti di sostegno, chiamate a seguire dai due bambini in su, alle insegnanti costrette a formarsi nella lingua straniera perchè Roma taglia i posti... Alla fine, dov'è il rispetto per l'alterità dei bambini? Dov'è il tempo per seguire tutti nel modo migliore? Dov'è il rispetto della "superintelligenza" di alcuni e della "normointelligenza" di altri? Sono, ripeto, un'utopia. Almeno nella loro realizzazione al 100%. Ogni giorno, di fronte ai miei 23 alunni, sono chiamata a fare del mio meglio per tutti e sono consapevole del fatto che non sempre il meglio di uno è il meglio di tutti e 23. Come faccio, ogni giorno, ad azzeccare la modalità giusta perchè tutti capiscano? Sono un'urlatrice, spesso trascendo perchè, di fronte all'ennesima identica spiegazione, ancora qualcuno non capisce...Ho la mia piccola-ufo che non arriva, non arriverà mai al livello dei compagni... Non posso lasciarla lì, quindi cerco di ripetere alla nausea ogni concetto, sperando che prima o poi entri... ed è meraviglioso quando anche lei capisce e condivide, allo stesso livello degli altri. Ma non è mica sempre primavera, anzi! Io, che pongo a livello empatico qualsiasi cosa, so di avere un forte legame affettivo con alcuni dei miei alunni... per questo vorrei essere un'insegnante più esperta, tipo essere nata imparata, e non dover fare esperienza sulla loro pelle... Anche questo è utopico...! Funziona così direi da sempre, ma non è consolante!
Per cui, sì, la pedagogia abita nelle scuole, ma non sempre ci abitano pazienza e tempo per tutti.

scritto da koala74, 17 giorni fa

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